Letteralmente Personale
di Roberto Borghi
Pur appartenendo a una generazione di artisti che concepiscono in modo identitario il proprio lavoro, Davide Longfils ha scelto di seguire dei percorsi espressivi agli antipodi di quelli dei suoi coetanei. Mettiamola così: nelle installazioni degli odierni neo-concettuali, nelle opere di moltissimi giovani performer, nella pittura autoreferenziale che inonda il mercato va continuamente in scena una sorta di rito dell’identità, un tentativo di fondare una nuova condizione dell’autore, e non di rado dello spettatore, contrastando frontalmente le convenzioni sociali, i canoni estetici, le norme non scritte e allo stesso tempo rigorosissime del sistema dell’arte.
Il cuore del problema sta nella parola identità e nella sua origine calata nel pronome latino idem, che significa lo stesso. L’identità si definisce in base agli identici tratti che accomunano gli individui: l’alternativa, per la quale opta molta arte anti-identitaria, consiste nello sfidare questo procedimento di definizione marcando continuamente le differenze, negando gli elementi comuni. Si tratta di un atteggiamento con cui non riesco a non solidarizzare, ma che allo stesso tempo non mi convince affatto perché, a causa del suo piglio antagonista, corre il rischio di legittimare il meccanismo antropologico al quale si oppone, o quantomeno di ribadirne la centralità.
Accade tutt’altro con il termine personalità, che talvolta viene equivocamente ritenuto sinonimo di identità. La parola latina persona designava quella maschera indossata dagli attori in età classica che ne celava interamente il viso: a distinguere l’uno dall’altro non rimaneva che la voce, il suono lasciato filtrare (latino per-sonare) dallo schermo posizionato sul volto.
La personalità, nella sua accezione più profonda, consiste in quella specifica tonalità interiore, in quella precisa frequenza sonora che contraddistingue ogni individuo. Il rapporto strettissimo tra suono e segno consente di dire che, come non esiste una voce identica a un’altra, così ogni segno impresso da un uomo è di fatto irripetibile e manifesta un aspetto della condizione energetica di colui che l’ha tracciato.
Le opere di Davide Longfils si focalizzano sulla connessione tra suono, segno, personalità. Le sculture in legno nascono da frammenti poetici e composizioni musicali che hanno avuto delle vere e proprie ripercussioni sulla biografia dell’artista. Si tratta di un nucleo lirico che, una volta entrato in sintonia con la personalità di Davide, ne ha affinato i suoni più sommersi, e probabilmente li ha resi più timbrici.
Versi e brani sono stati ricondonti a una sorta di condizione segnica essenziale, ma non prima che l’artista ne abbia fatto nuovamente esperienza rileggendo, ricantando, rivibrando… Le sequenze di elementi lignei costituiscono la trascrizione di questo processo, e forse anche la verifica di quanto musica e poesia sappiano risuonare ulteriormente in ambito visivo.
Quando ha deciso di raffigurare l’intensità oscillatoria dei territori che riecheggiano nella sua memoria, Davide si è affidato al segno nudo e crudo, alla linea tracciata semplicemente a mano, ma con colori squillanti che fanno risaltare l’impulsività, l’autenticità, ed è nato così il suo lavoro più letteralmente personale.